Omelia nella Celebrazione per l’inizio del ministero pastorale

Carissimi fratelli e sorelle,

la Provvidenza ha voluto che questo nostro primo incontro si realizzasse nella festa dell'Esaltazione della Santa Croce, festa nata certo intorno a fatti riguardanti la preziosa reliquia della S. Croce, ma soprattutto perché la Chiesa riconosce e venera nella Croce il segno e lo strumento della nostra salvezza. E' tale il desiderio di salvezza, la liberazione dal male e dal peccato, che la Chiesa non può staccare lo sguardo da Gesù Crocifisso. La Croce di Cristo é motivo di gloria per il credente, di speranza, di vita: da essa viene la nostra salvezza e la nostra liberazione. Per questo abbiamo pregato nella colletta: "o Dio, che hai rivelato il mistero della tua sapienza nella follia della Croce, donaci di riconoscere nella passione, la gloria del Figlio tuo, perché la sua croce sia sempre per noi fonte di speranza e di pace".

La Parola di Dio ci aiuta a contemplare questo mistero della nostra fede.

Nella prima lettura il popolo, punito da Dio perché rifiutava di procedere nel suo cammino verso la terra promessa, trova la guarigione dai morsi dei serpenti brucianti, guardando un serpente di bronzo sopra un'asta. Il simbolo pagano del dio guerriero si trasforma in un simbolo sacro, capace di suscitare la conversione e di provocare il popolo a un sincero ritorno a Dio e alla sua Alleanza. Dio libera il suo popolo e così dimostra di essere l'unico vero Dio. La Chiesa ci invita a considerare questo serpente di bronzo un'icona della Croce di Cristo che rimanda e annuncia il più grande evento della storia dell'uomo: Gesù morto e risorto capace di liberarci da ogni male.

La seconda lettura invita i discepoli del Signore non solo a contemplare ma a prendere su di sé la Croce di Cristo: come Lui si è abbassato facendosi obbediente, così anche essi non devono "far nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso". E come Cristo non ha cercato il suo ma il nostro bene, così ognuno dei discepoli "non cerchi il proprio interesse, ma anche quello degli altri". La Croce diventa allora una autentica scuola e un programma di vita. Ma di più. Contemplando il mistero della Croce così come ci invita a fare lo stesso Gesù nelle parole con cui nel brano ascoltato si rivolge a Nicodemo, non solo incontriamo Lui, unica sorgente alla quale possiamo attingere l'acqua che zampilla per la vita eterna (cf Gv 4,14) ma, risalendo dal dono al donatore, cioè da Gesù al Padre, il Maestro invita i suoi discepoli a una maggiore comprensione dell'opera della salvezza. Infatti all'origine di tutto sta l'iniziativa d'amore del Padre: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito .... Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui". E tutto questo per un solo scopo: perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna".

Carissimi fratelli e sorelle, da oggi il Signore mi manda in mezzo a voi per annunciarvi la Croce gloriosa di Cristo e nutrire la vostra speranza; per esortarvi ad abbracciare la Croce gloriosa di Cristo e godere della gioia dell'incontro con la sua misericordia; per contemplare con voi la Croce gloriosa di Cristo che illumina il cammino della nostra Chiesa di Castellaneta e la spinge a essere una comunità in uscita "per annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura" (EG 23). La Croce gloriosa di Cristo ci plasma a essere una Chiesa che sa "andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi", che "vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia", che "si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all'umiliazione se è necessario, e assume la vita umana toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo", una Chiesa che sa far festa evangelizzando e evangelizzandosi" con la bellezza della liturgia, la quale è ... fonte di un rinnovato impulso a donarsi (cf EG 24).

Mi impegnerò proprio confidando nella forza della Croce gloriosa di Cristo, a vivere con voi e per voi secondo quanto il Santo Padre, Papa Francesco, ha chiesto ai vescovi.

Accogliendo tutti con magnanimità e con la porta del cuore sempre aperta; camminando davanti a voi, in mezzo a voi e dietro a voi, per condividere la vostra vita, gioie e speranze, difficoltà e sofferenze. Camminando prima di tutto con voi cari sacerdoti a cui va la mia prima e affettuosa attenzione che vi chiedo di ricambiare con fraternità e disponibilità consapevoli dell'unica missione, dell'unica passione che ci accomuna: il servizio del popolo di Dio. Camminando insieme con tutti voi religiosi e religiose, fratelli e sorelle, con una presenza che ci permetta di arrivare anche nelle periferie esistenziali dove c'è maggio sofferenza, solitudine e degrado. E penso con una attenzione particolare a giovani e famiglie, cuore vitale della Chiesa e della società, troppo spesso vittime dalle’ crisi economiche, politiche e morali. Vivrò in mezzo a voi cercando di ascoltare tutti con rispetto e senza discriminazioni, personalmente e attraverso gli organismi di partecipazione, consapevole che "l'obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l'organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti" (EG 31). E sarà per me anche l'occasione per conoscere a fondo la cultura, le usanze, i costumi di questo territorio e soprattutto la ricchezza di una santità presente.

I Vescovi pugliesi in una nota pastorale del 2012 affermano che di solito "la Puglia viene descritta con due metafore : il ponte e l'arcobaleno. La figura dell'arcobaleno sottolinea l'identità plurale di questa regione, un'identità che traspare perfino dal suo nome declinabile al singolare (Puglia) o al plurale (Puglie). Ciò vuol dire la diversità dei colori che formano un solo fascio di luce; e la diversità dei territori, delle tradizioni culturali e linguistiche si fondono in un comune senso di appartenenza. L'immagine dell'arcobaleno inoltre, si riferisce alla capacità della gente pugliese di aprirsi alla speranza anche quando sopraggiungono situazioni di grandi difficoltà e di gravi problemi sociali ed economici. L'immagine del ponte, iscritta nella sua conformazione geografica e nella sua storia, indica la sua collocazione tra nord e sud, tra est ed ovest e richiama la sua naturale vocazione a proporsi come terra di approdo e di passaggio, di confine e di frontiera" (CEP, Cristiani nel mondo testimoni di speranza, 2012).

Un abitante di Castellaneta intervistato in questi giorni, alla domanda: cosa chiederebbe al nuovo Vescovo? Ha risposto più o meno che gli augura di fare qualcosa di bello.

Accolgo l'augurio assicurando che nel nome del Signore, con l'intercessione materna di Maria e con il sostegno di S. Nicola e di S. Francesco da Paola, mi spenderò per far più splendente e bello l'arcobaleno di questa terra con un impegno a servizio della comunione e per consolidare e costruire ponti che facciano crescere la Chiesa di Castellaneta nella testimonianza di Cristo e della vita nuova del Vangelo.

S.E.R. Mons. Claudio Maniago

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