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Omelia Ministero Pastorale

Omelia nella Celebrazione per l’inizio del ministero pastorale

Carissimi fratelli e sorelle,

la Provvidenza ha voluto che questo nostro primo incontro si realizzasse nella festa dell'Esaltazione della Santa Croce, festa nata certo intorno a fatti riguardanti la preziosa reliquia della S. Croce, ma soprattutto perché la Chiesa riconosce e venera nella Croce il segno e lo strumento della nostra salvezza. E' tale il desiderio di salvezza, la liberazione dal male e dal peccato, che la Chiesa non può staccare lo sguardo da Gesù Crocifisso. La Croce di Cristo é motivo di gloria per il credente, di speranza, di vita: da essa viene la nostra salvezza e la nostra liberazione. Per questo abbiamo pregato nella colletta: "o Dio, che hai rivelato il mistero della tua sapienza nella follia della Croce, donaci di riconoscere nella passione, la gloria del Figlio tuo, perché la sua croce sia sempre per noi fonte di speranza e di pace".

La Parola di Dio ci aiuta a contemplare questo mistero della nostra fede.

Nella prima lettura il popolo, punito da Dio perché rifiutava di procedere nel suo cammino verso la terra promessa, trova la guarigione dai morsi dei serpenti brucianti, guardando un serpente di bronzo sopra un'asta. Il simbolo pagano del dio guerriero si trasforma in un simbolo sacro, capace di suscitare la conversione e di provocare il popolo a un sincero ritorno a Dio e alla sua Alleanza. Dio libera il suo popolo e così dimostra di essere l'unico vero Dio. La Chiesa ci invita a considerare questo serpente di bronzo un'icona della Croce di Cristo che rimanda e annuncia il più grande evento della storia dell'uomo: Gesù morto e risorto capace di liberarci da ogni male.

La seconda lettura invita i discepoli del Signore non solo a contemplare ma a prendere su di sé la Croce di Cristo: come Lui si è abbassato facendosi obbediente, così anche essi non devono "far nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso". E come Cristo non ha cercato il suo ma il nostro bene, così ognuno dei discepoli "non cerchi il proprio interesse, ma anche quello degli altri". La Croce diventa allora una autentica scuola e un programma di vita. Ma di più. Contemplando il mistero della Croce così come ci invita a fare lo stesso Gesù nelle parole con cui nel brano ascoltato si rivolge a Nicodemo, non solo incontriamo Lui, unica sorgente alla quale possiamo attingere l'acqua che zampilla per la vita eterna (cf Gv 4,14) ma, risalendo dal dono al donatore, cioè da Gesù al Padre, il Maestro invita i suoi discepoli a una maggiore comprensione dell'opera della salvezza. Infatti all'origine di tutto sta l'iniziativa d'amore del Padre: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito .... Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui". E tutto questo per un solo scopo: perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna".

Carissimi fratelli e sorelle, da oggi il Signore mi manda in mezzo a voi per annunciarvi la Croce gloriosa di Cristo e nutrire la vostra speranza; per esortarvi ad abbracciare la Croce gloriosa di Cristo e godere della gioia dell'incontro con la sua misericordia; per contemplare con voi la Croce gloriosa di Cristo che illumina il cammino della nostra Chiesa di Castellaneta e la spinge a essere una comunità in uscita "per annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura" (EG 23). La Croce gloriosa di Cristo ci plasma a essere una Chiesa che sa "andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi", che "vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia", che "si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all'umiliazione se è necessario, e assume la vita umana toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo", una Chiesa che sa far festa evangelizzando e evangelizzandosi" con la bellezza della liturgia, la quale è ... fonte di un rinnovato impulso a donarsi (cf EG 24).

Mi impegnerò proprio confidando nella forza della Croce gloriosa di Cristo, a vivere con voi e per voi secondo quanto il Santo Padre, Papa Francesco, ha chiesto ai vescovi.

Accogliendo tutti con magnanimità e con la porta del cuore sempre aperta; camminando davanti a voi, in mezzo a voi e dietro a voi, per condividere la vostra vita, gioie e speranze, difficoltà e sofferenze. Camminando prima di tutto con voi cari sacerdoti a cui va la mia prima e affettuosa attenzione che vi chiedo di ricambiare con fraternità e disponibilità consapevoli dell'unica missione, dell'unica passione che ci accomuna: il servizio del popolo di Dio. Camminando insieme con tutti voi religiosi e religiose, fratelli e sorelle, con una presenza che ci permetta di arrivare anche nelle periferie esistenziali dove c'è maggio sofferenza, solitudine e degrado. E penso con una attenzione particolare a giovani e famiglie, cuore vitale della Chiesa e della società, troppo spesso vittime dalle’ crisi economiche, politiche e morali. Vivrò in mezzo a voi cercando di ascoltare tutti con rispetto e senza discriminazioni, personalmente e attraverso gli organismi di partecipazione, consapevole che "l'obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l'organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti" (EG 31). E sarà per me anche l'occasione per conoscere a fondo la cultura, le usanze, i costumi di questo territorio e soprattutto la ricchezza di una santità presente.

I Vescovi pugliesi in una nota pastorale del 2012 affermano che di solito "la Puglia viene descritta con due metafore : il ponte e l'arcobaleno. La figura dell'arcobaleno sottolinea l'identità plurale di questa regione, un'identità che traspare perfino dal suo nome declinabile al singolare (Puglia) o al plurale (Puglie). Ciò vuol dire la diversità dei colori che formano un solo fascio di luce; e la diversità dei territori, delle tradizioni culturali e linguistiche si fondono in un comune senso di appartenenza. L'immagine dell'arcobaleno inoltre, si riferisce alla capacità della gente pugliese di aprirsi alla speranza anche quando sopraggiungono situazioni di grandi difficoltà e di gravi problemi sociali ed economici. L'immagine del ponte, iscritta nella sua conformazione geografica e nella sua storia, indica la sua collocazione tra nord e sud, tra est ed ovest e richiama la sua naturale vocazione a proporsi come terra di approdo e di passaggio, di confine e di frontiera" (CEP, Cristiani nel mondo testimoni di speranza, 2012).

Un abitante di Castellaneta intervistato in questi giorni, alla domanda: cosa chiederebbe al nuovo Vescovo? Ha risposto più o meno che gli augura di fare qualcosa di bello.

Accolgo l'augurio assicurando che nel nome del Signore, con l'intercessione materna di Maria e con il sostegno di S. Nicola e di S. Francesco da Paola, mi spenderò per far più splendente e bello l'arcobaleno di questa terra con un impegno a servizio della comunione e per consolidare e costruire ponti che facciano crescere la Chiesa di Castellaneta nella testimonianza di Cristo e della vita nuova del Vangelo.

S.E.R. Mons. Claudio Maniago

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Quaresima di Carità

Quaresima di Carità: a sostegno delle vittime di usura, azzardo e ludopatie

Per troppo tempo l'Usura non è stata percepita come un pericolo sociale

Quaresima di Carità è la proposta della Caritas Diocesana di Castellaneta per il tempo quaresimale. Alle comunità parrocchiali viene proposto di vivere nella generosità il tempo penitenziale che ci prepara alla Pasqua chiedendoci la conversione del cuore verso Dio e verso i fratelli.

Quest’anno dedicheremo il periodo forte quaresimale al tema del contrasto all’Usura, all’Azzardo e alle Ludopatie. Le collette raccolte serviranno a potenziare gli interventi attivati in Diocesi e collegati con la Fondazione Antiusura SS. Medici e San Nicola di Bari.

Per troppo tempo l’Usura non è stata percepita come un pericolo sociale. Questo atteggiamento risale al tempo in cui l’usura era esercitata dal “cravattaro” di quartiere, che svolgeva la propria attività in un ambito ristretto. Negli ultimi anni, però, a questa tradizionale attività si è affiancata quella di organizzazioni che, agendo attraverso cosiddetti “indispensabili” (commercianti, commercialisti, professionisti) concedono prestiti sia ai singoli e alle famiglie, sia a tante piccole e piccolissime aziende in difficoltà finanziarie.

La maggior parte dei casi di usura continua a rimanere sommersa perché le caratteristiche di questa pratica sono la solitudine, l’isolamento, la riservatezza, la non condivisione del problema vissuti da chi ne cade vittima. Questo fenomeno si spiega non tanto con la “paura” di chi subisce l’usura (l’esperienza dimostra che chi ha deciso di denunciare l’usuraio, solo molto raramente ha subito conseguenze per la propria sicurezza personale): quando violenza c’è stata, si è avuta quasi sempre all’interno del rapporto d’usura.

In realtà, ciò che pesa in modo decisivo sul rapporto fra usurato e usuraio è la convinzione della vittima di non avere comunque alternative alla propria situazione: solo l’usuraio, al momento del bisogno, lo ha “aiutato”; e anche se man mano gli toglie il patrimonio e la serenità, l’usuraio può, comunque, “dargli” ancora qualcosa. Magari ulteriore denaro, in cambio dell’ennesimo assegno che nessun altro più accetta. Si innesca così una spirale perversa che soltanto la vittima può spezzare, denunciando l’usuraio. In questo modo l’usurato riacquista la propria indipendenza. E ricomincia a vivere.

Infine, c’è la nuova frontiera dell’usura, quella gestita dalla criminalità organizzata, che utilizza il prestito usurario per riciclare il denaro ed estendere il proprio controllo sul tessuto economico. Sebbene recente e limitato ad alcune aree del Paese, si tratta, tuttavia, di un fenomeno particolarmente significativo, perché le sue conseguenze mettono ancora di più in pericolo la possibilità di sviluppo e di benessere di una vasta comunità. Collegato con l’usura è il gioco d’azzardo, soprattutto nell’ultimo lustro.

L’azzardo e la Ludopatia sono le delle principali cause di sovrindebitamento anche a usura delle famiglie italiane. La maggior parte delle persone indebitate che si rivolge alla Fondazione Antiusura di Bari è affetto da azzardopatia. Il 2017 è stato l’anno dei record, il consumo di azzardo degli italiani ha superato i 101 miliardi. Le famiglie indebitate con banche e finanziarie ammontano a due milioni. L’azzardo è una fonte di guadagno, una via di fuga dalla realtà e da problematiche concernenti licenziamenti, fallimenti aziendali.

«L’usura è un peccato grave: uccide la vita, calpesta la dignità delle persone, è veicolo di corruzione e ostacola il bene comune. Essa indebolisce anche le fondamenta sociali ed economiche di un Paese. Infatti, con tanti poveri, tante famiglie indebitate, tante vittime di gravi reati e tante persone corrotte nessun Paese può programmare una seria ripresa economica né tanto meno sentirsi al sicuro» Papa Francesco.

La Diocesi di Castellaneta ha un accordo di partenariato con la Fondazione Antiusura SS. Medici e San Nicola di Bari; detto accordo si sviluppa su tre percorsi:

  • Un Fondo di garanzia costituito presso la fondazione, integrato con versamenti annuali, a garanzia di prestiti chirografari per singoli e famiglie della diocesi a rischio usura;
  • Un punto di Ascolto diocesano che valuta i casi e li invia in Fondazione per i percorsi di uscita dal rischio usura;

Accompagnamento nelle pratiche bancarie e/o finanziarie da attivare per fronteggiare i casi di singoli e famiglie a rischio usura.

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Giornata Mondiale dei Poveri 2018

II Giornata Mondiale dei Poveri 18 novembre 2018

“Questo povero grida e il Signore lo ascolta” Sal 34,7

Il 18 Novembre 2018 abbiamo celebrato la II Giornata Mondiale dei Poveri che ha avuto come tema il versetto 7 del Salmo 34 “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”. Ci permettiamo di condividere un piccolo spunto di riflessione affinché possa, questa giornata, orientare le nostre scelte. La frase del salmo rischia di essere fraintesa come una sorta di confinamento della questione della povertà nello spiritualismo, minimizzando il nostro senso di responsabilità sociale. Al contrario, l’attenzione di Dio verso il grido del povero, punta all’opposto: ci incoraggia a somigliare a Dio nell’essere in ascolto del grido dei nostri fratelli. Il discepolato cui siamo chiamati ci chiede di guardare al Padre che si è chinato sulla nostra povertà per esaudirci; di seguire le orme del Figlio che ci ha resi fratelli, senza distinzione di meriti, di doni, di ricchezze o povertà; di lasciarci condurre dallo Spirito per discernere il modo di fare fraternità. Lasciandoci dunque provocare dalle parole di Papa Francesco, la provocazione è quella di vivere in maniera semplice e decisa accanto al fratello che soffre, che sia solo un segno maggiormente visibile dello stile di vita ordinario che vogliamo scegliere come Comunità. Il Papa ci esorta ad ascoltare con attenzione prima di fare proposte, seppur belle e buone! Allora forse una prima iniziativa che vorremmo scaturisse da questa giornata sarebbe quella di metterci innanzitutto in ascolto del messaggio. Gli operatori Caritas delle nostre parrocchie potrebbero farsi promotori di un incontro comunitario per leggere e riflettere insieme sul messaggio. L’ascolto prevede anche un tempo di maggiore lettura del territorio: esistono povertà di cui finora non abbiamo ascoltato il grido? Ci sono poi piccole ma costanti risposte che possiamo dare e mantenere nel tempo? Riusciamo ad attivare piccoli processi di nuova animazione del territorio? Riusciamo a diventare tutti corresponsabili nella nostra comunità? Il salmo parla di QUESTO povero! Non i poveri in generale, non una categoria! NOI siamo la persona povera con la quale Dio stabilisce una relazione personale e ci invita a fare altrettanto con una, due persone da individuare: forse ci sono anziani soli da visitare; forse ci sono minori che necessitano di un sostegno nello svolgimento delle attività scolastiche; forse ci sono famiglie che vivono la solitudine a causa di una malattia cronica di uno dei suoi membri. Forse Casa della Misericordia ha bisogno del nostro tempo o del nostro coinvolgimento.

Nella prima giornata mondiale dei Poveri il Santo Padre ci esortò: «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Ecco, i fatti sono ciò che ci caratterizza come comunità. Concetto di quella Chiesa come Ospedale da Campo (Papa Francesco al Convegno Ecclesiale di Firenze) ribadito dal nostro Pastore che ci esorta a tenere a mente che […] Divenire cristiani quindi è certo rivestire una nuova dignità, ma al tempo stesso essere chiamati ad essere strumenti attraverso cui il Signore continua a operare la sua salvezza per gli altri e a costruire un mondo nuovo. Questo vuol dire concretamente che abbiamo una responsabilità verso le persone che il Signore ci mette vicino e verso la società in cui viviamo, abbiamo un dovere da cui non possiamo sottrarci. La nostra famiglia, la nostra comunità, il nostro paese hanno bisogno della speranzache solo il Signore può dare e che noi abbiamo il dovere di testimoniare. (Omelia Messa Crismale 1/04/2015).

Avviare processi di prossimità, direbbe ancora il Santo Padre. Una Chiesa in uscita è tanto più credibile ed efficace quanto più è unita e al passo con chi è indietro, con chi è in difficoltà, con chi è caduto, con chi inciampa. Teniamo fisso lo sguardo sull’essenziale e facciamo tutti i passi necessari verso il fratello arrabbiato, verso il parente con cui abbiamo litigato, verso il collega scontroso, verso il professore che non mi capisce, verso l’amico offeso, verso il “nemico”…muoviamoci!!!

Qualche proposta concreta per ricordare la Giornata. Sarebbe bello organizzare un momento di preghiera specifico nel tempo forte dell’Avvento, oppure scegliere un segno per caratterizzare la Celebrazione Eucaristica della Domenica di Fraternità.

Il nostro Vescovo ci invita ad “Andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. […] Perché la Chiesa riconosce e venera nella Croce e nella sofferenza il segno e lo strumento della nostra salvezza.” (Omelia del 14/09/2014).

Vivendo nell’umanità senza pregiudizi ci accorgiamo che Gesù ci aspetta oltre ogni recinto.

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Casa della Misericordia

Perché è nata Casa della Misericordia

Educare alla carità e alla vita buona del Vangelo. Fare Comunità comprendendo che non bastano solo azioni sporadiche, ma che la carità deve essere lo stile di vita del nostro cammino, che tutti siamo investiti di questa responsabilità. Aumentare l’attenzione della nostra comunità diocesana ai bisogni reali della gente, ai problemi umani, alle sofferenze fisiche e morali, alle varie espressioni di povertà e di emarginazione, intensificando i legami di solidarietà e sviluppando la promozione umana a livello di singoli, di famiglie, di gruppi e di comunità, questo è l’obiettivo da raggiungere. L’azione pastorale della Diocesi di Castellaneta, da sempre, spazia in tutti gli ambiti statutari; tuttavia, gli interventi della Caritas, a partire da questo anno pastorale, intendono privilegiare, in particolare, le dimensioni dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’orientamento, per tutte quelle persone che si trovano in difficoltà e con un forte disagio sociale, che conducono, per diversi motivi, una vita al limite della sofferenza, del disagio esistenziale, della separatezza. Si tratta di persone che, per vari motivi, sono sole, abbandonate, emarginate ma soprattutto “disorientate”.  Onde evitare che le singole realtà (Centri di Ascolto, Parrocchie, Associazioni di ispirazione cattolica) pensino di poter “bastare a se stesse”, e per fronteggiare il sempre crescente problema legato al soddisfacimento dei bisogni primari alimentari e di igiene personale oltre che abitativi, è nata “Casa della Misericordia”, finanziata nella ristrutturazione prima, e nel funzionamento poi, con fondi 8x1000 della CEI e Diocesani. L’opera segno, che mette al centro l’opera instancabile dei volontari, si sviluppa su un triplice binario: Osservatorio delle povertà e risorse, Mensa, Accoglienza; supportati da un intenso coordinamento che fa da rete di intervento, di coordinamento e di studio in cui gli attori sono la Diocesi, le parrocchie, le associazioni di volontariato, le Confraternite e i Servizi Sociali.

Dopo un anno di pieno servizio, Casa della Misericordia, sta diventando sempre più un punto di riferimento nel territorio diocesano. Gli ospiti che attualmente si recano tutti i giorni per condividere un pasto caldo sono più di venti, tutti di Castellaneta, per lo più Over 55 e qualche giovane. I volontari, che si occupano di accogliere e di garantire la serenità in un clima familiare, caratteristica di Casa della Misericordia, sono oltre 40 e provengono anche dai Paesi limitrofi; in media operano circa 4 volontari al giorno insieme ai ragazzi del servizio civile e ai cuochi. La gestione è affidata alla Fondazione “Il Samaritano Castellaneta - Onlus” che ha previsto anche un servizio di trasporto per coloro che hanno difficoltà a raggiungere la struttura. Tante sono anche le donazioni che ogni giorno arrivano da attività commerciali, associazioni, confraternite, singoli donatori e scuole. Molti gruppi parrocchiali e non (gruppi oratoriali, Confraternite, Scout e AVULSS in primis), hanno organizzato diverse giornate di animazione e condivisione del pranzo con i frequentatori della mensa, portando un soffio di gioia e vicinanza che sono gli obiettivi alla base del percorso intrapreso. Molto c’è ancora da fare; soprattutto è urgente intraprendere percorsi comuni fra parrocchie, associazioni, confraternite, per riuscire a raggiungere moltissime persone che, pur vivendo nell’assoluta necessità dei servizi offerti, non si reca (per diversi motivi) presso la struttura; è necessario uno sforzo comune fra la gente di buona volontà affinché si raggiungano i nostri fratelli nel bisogno. Casa della misericordia sta diventando un’esperienza di umanità per tutti. D’altro canto i dati che riguardano le diverse povertà di oggi sono preoccupanti, pertanto c’è da superare quel pregiudizio, quello stato di vergogna e di umiliazione che spinge a nascondersi; piuttosto bisogna lottare contro le difficoltà perché Casa della Misericordia non soddisfa solo un bisogno primario ma favorisce anche un percorso di re-inclusione sociale. Casa della misericordia è una realtà in forte crescita, un luogo dove trovare “volti amici” e dove è possibile “sporcarsi le mani” per rendere concreta la nostra fede.

Le porte della Casa della Misericordia sono spalancate alle idee che migliorano, alle opere che uniscono, alle mani che aiutano, alle orecchie che ascoltano, alle bocche che confortano, alle braccia che sorreggono, alle gambe che accompagnano.

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1^ Convegno Diocesano

1^ Convegno diocesano Caritas parrocchiali

Il 2 Febbraio 2019 si è tenuto il Primo Convegno Diocesano delle Caritas Parrocchiali sul tema “Ascolto, accompagnamento e opere segno”.

Un centinaio, tra volontari e responsabili dei servizi che offre la Caritas, insieme ai 20 ragazzi impiegati nel servizio civile, hanno partecipato all’iniziativa.

Relatori del Convegno tre rappresentanti dell’equipe Caritas di Firenze. Dopo i saluti del direttore della Caritas, don Giuseppe Bernalda, e del Vescovo Mons.

Claudio Maniago, è intervenuto il direttore della Caritas di Firenze sugli aspetti pastorali e pedagogici della Caritas; Marzio Mori , Caritas di Firenze, ha descritto i servizi attivi nella loro diocesi, l’organizzazione degli stessi, in particolare delle mense; Luca Orsoni ha presentato un progetto svoltosi a Firenze che ha visto come protagonisti i migranti, raccontandoci questa realtà e come vengono accolti.

Nel pomeriggio si sono svolti tre laboratori: le declinazioni della Carità, a cura di Alessandro Martini, sulla gestione delle Caritas Parrocchiali e dei Centri di Ascolto; Gestione e Organizzazione di una Mensa Caritas a cura di Marzio Mori e I giovani e la Caritas, a cura di Luca Orsoni.

Al termine dei laboratori c’è stata una condivisione e la celebrazione della S. Messa.

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Il presente è un dono

Il presente e’ un dono

L'esperienza del servizio civile

Dal 15 gennaio 2019 oltre 1194 volontari hanno intrapreso l’esperienza del Servizio Civile Universale presso circa 588 sedi ripartite sul territorio nazionale ed estero, i cui progetti vedono alcuni operatori impegnati in assistenza del disagio di adulti, minori, emarginati sociali, immigrati e profughi, e altri nel settore dell’educazione e promozione culturale.

Il processo di selezione, comprensivo di un primo corso propedeutico e di un successivo colloquio personale, ha permesso ai selettori una cernita tra tutti coloro che hanno scelto di aderire al Servizio Civile della durata di dodici mesi; la sfida per loro è quella di rendersi tanto cittadini consapevoli della situazione economica e sociale in cui versa il proprio Paese, attraverso la formazione, quanto operatori pronti a migliorarla, mediante il servizio.

Nel territorio della nostra Diocesi, a seguito della scrematura tra circa sessanta domande di ammissione ai progetti, siamo stati in venti ad essere selezionati (con età compresa tra i 18 e i 28 anni), e a scegliere di metterci al servizio della nostra comunità e delle persone meno fortunate, con il  talento e le capacità di ciascuno di noi. Nella fattispecie sono stati due i progetti proposti dalla Caritas diocesana: il primo, “Vieni non temere”, il cui servizio è incentrato sul potenziamento del Centro d’Ascolto e sull’implementazione dell’Osservatorio delle Povertà e Risorse, presso le sedi di Castellaneta, Laterza, Massafra e Mottola; il secondo, “Andiamo Oltre”, le cui attività mirano a garantire un “pasto” a chi ne ha bisogno, attraverso l’erogazione del servizio mensa presso la Casa della Misericordia di Castellaneta e della consegna di aiuti alimentari.

Il desiderio di uscire dagli schemi che incasellano la nostra quotidianità, misto alla volontà di metterci in gioco, è stato il mordente principale della nostra scelta, in cui sicuramente non mancano paure e perplessità su ciò che ci aspetta. Per superare tali paure non mancheranno incontri di formazione generale e specifica, curati da varie figure professionali, nonché dai nostri OLP (Operatori Locali di Progetto), volti ad educarci verso nuovi metodi di lavoro e di confronto, per dar vita a proposte giovani ed originali.

Nel Servizio Civile ci sembra di aver trovato una risposta concreta al bisogno di renderci utili agli altri e allo stesso tempo l’opportunità di sposare uno stile di vita nuovo, all’insegna della pienezza, della gratuità e del dono. Merito di questa occasione, a cui si può prendere parte solamente una volta nella vita, è di Sua Eccellenza Mons. Claudio Maniago, il quale l’ha fortemente desiderata e sostenuta sin da principio.

Forza, coraggio, impegno, determinazione, capacità, comprensione, responsabilità, dovere, lealtà, rispetto: questi sono per noi gli ingredienti per rendere vincente la ricetta del nostro anno di Servizio Civile.

I ragazzi del Servizio Civile

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